mercoledì 29 dicembre 2010

DISCHI ACQUISTATI PIU' O MENO LEGALMENTE O ASCOLTATI PIU' O MENO SBADATAMENTE TRA IL 22 E IL 29 -12

Gorillaz The fall
AA. VV. Viaggi interstellari a bordo di limoni volanti
The Smiths Unreleased Demos & Instrumentals
Maxence Cyrin Novo piano
Medeski Martin & Wood The Stone-Issue Four
Kanye West My Beautiful Dark Twisted Fantasy [Dirty]
Flora Purim Encounter
Enrico Rava Ran Blake Duo en noir
Suzanne Vega Close-Up, Vol 1, Love Songs
The Black Keys Brothers
Lionel Loueke Mwaliko
Danilo Rea Piano Works X- A Tribute To Fabrizio De André At Schloss Elmau
Gil Scott-Heron I’m new here (deluxe edition)
Gonjasufi A Sufi And A Kil
ler

lunedì 27 dicembre 2010

I migliori album 2010 per me


VIJAY IYER, Solo
GIL SCOTT HERON - I'm New Here
NEIL YOUNG - Le Noise
PAUL MOTIAN, Lost In A Dream
YOUN SUN NAH, Same Girl
MYCALE, The Book Of Angels Volume 13
ISOBEL CAMPBELL & MARK LANEGAN, Hawk
LYDIA LUNCH, Big Sexy Noise
ANTONY AND THE JOHNSON, Swanlights
GOTAN PROJECT, Tango 3.0



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domenica 26 dicembre 2010

Racconto di Natale

Un Natale di molti, molti anni fa. Qualche giorno prima della fatidica data, mio padre mi porta in un enorme negozio di giocattoli, forse addirittura un grossista, dalle parti del quartiere di San Fruttuoso, vicino alla mia prima scuola elementare. Ho qualche vago ricordo degli scaffali stracolmi di giochi, di papà che mi guida, a sua volta intimorito, tra centinaia di possibili regali. Non ricordo bene il momento della scelta, ma ricordo perfettamente la pianola regolarmente impacchettata sotto l’albero, l’attesa della mattina del 25 e poi la delusione: la tastiera, probabilmente una Bontempi agognata su qualche pagina di Topolino, non funzionava. Due giorni dopo eravamo di ritorno nel negozio, ma le tastiere nel frattempo erano finite: impossibile aspettare e così optammo per un calcio-balilla, che per un bambino di sette anni, benché figlio unico, aveva il suo innegabile fascino. Questa storia, sepolta per molti anni in quel che resta della mia memoria, è riapparsa quando mi sono deciso a rispondere alla domanda che mi sono sentito spesso rivolgere in questi anni. “Ma non suoni nessuno strumento?”. Fino ad allora la mia replica standard, un secco e asciutto no, a volte seguito dalla ripetizione della domanda, ma in prima persona e senza la congiunzione avversativa, non prevedeva infatti alcun tipo di spiegazione. Poi con il tempo ho provato a cercare, almeno con me stesso, un plausibile motivo: mi rendo perfettamente conto che far ricadere la mia incapacità, su quel lontano e sventurato acquisto è una soluzione di comodo, indegna di una persona ormai adulta e con una collezione di migliaia di dischi. Ma riconoscerete il fascino notevolmente maggiore di ammettere che, forse, semplicemente non m’interessava suonare; e soprattutto la possibilità di non confessare di non avere probabilmente alcun talento.





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mercoledì 22 dicembre 2010

DISCHI ACQUISTATI PIU' O MENO LEGALMENTE O ASCOLTATI PIU' O MENO SBADATAMENTE TRA IL 15 E IL 21-12

Vijay Iyer & Rudresh Mahanthappa Raw materials
Jimmy Smith Respect/Livin' It Up
DJ Shadow Endtroducing… de luxe edition
Elliott Murphy Elliott Murphy
Alicia Keys The element of freedom (Japanese edition)
The Decemberists The King Is Dead
Lelio Luttazzi I successi
Deep Purple Come Taste the Band (35th Anniversary Remastered)
Paolo Conte Tournée 2
Nick Drake Pink moon
Clyde McPhatter and the Drifters White christmas
Bob Dylan Christmas in the heart
Aimee Mann One more drifter in the snow

lunedì 20 dicembre 2010

I have a dream


Sono solo tre anni, era il 14 ottobre 2007, ma sembra passato un secolo: alla Fiera di Rho, alle porte di Milano, il presidente del Consiglio Romano Prodi, al termine del discorso tenuto durante l'assemblea costituente del Partito Democratico invitava il sindaco di Roma a salire sul palco per l'investitura a segretario. Walter Veltroni, visibilmente commosso, era accompagnato dalle note di 'Mi fido di te' di Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti ("cosa sei disposto a perdere, eh mi fido di te, mi fido di te, cosa sei disposto a perdere": non lo sapevamo, ma eravamo disposti a perdere tutto). Passavano solo diciassette giorni e sul sito www.veltronipresidente.it già si affacciava, sotto le sembianze di un semplice post redazionale, un atroce dubbio: "se, come crediamo, nelle parole cantate ci si può identificare col cervello e con il cuore, 'La storia siamo noi' di Francesco De Gregori potrebbe diventare l'inno del nuovo Partito Democratico". L'intervento continuava citando il testo ("nessuno si senta escluso") terminando con un afflato poetico che potrebbe far attribuire l'intervento allo stesso leader maximo: "La storia è nostra come la politica ci appartiene, ma l'inesplicabile superficialità dei nostri tempi ci fa continuare a vivere nell'indifferenza, sorretti dalla speranza, anzi dall'illusione, che le cose non ci tocchino mai veramente da vicino". Tuttavia, trattandosi di un partito e per di più democratico, il 13 novembre, probabilmente dopo un dilaniante dibattimento, si affacciava dalle pagine del sito la proposta di un popolare, libero ed egalitario sondaggio: "Quale inno per il Partito democratico? Quale canzone sceglieresti come inno del Partito Democratico?" (Due volte per la nota rigidità del lettore di sinistra post-comunista). Seguiva lista motivata: 'E la pioggia che va' dei Rokes (scelta da Edmondo Berselli), 'E se domani' interpretata da Paolo Fresu (scelta da Walter Veltroni), 'Il mio nome è mai più' di Jovanotti, Ligabue e Piero Pelù (inno pacifista), 'Imagine' dei Beatles (si commenta da sola) [anche il fatto che i Beatles non l'abbiano mai incisa; n.d.r.], 'La Storia siamo noi' di Francesco De Gregori (scelta dallo staff di VeltroniPresidente), 'Mi fido di te' di Jovanotti (colonna sonora della proclamazione di Veltroni come segretario del PD), 'Pensa' di Fabrizio Moro (inno all'impegno civile), 'Si può fare' di Angelo Branduardi (slogan campagna elettorale Pd 2008). A scanso di equivoci specifichiamo che i testi tra parentesi rotonda sono dell'anonimo estensore dell'avvincente sondaggio. bobby soloAd oggi i votanti sul sito risultano essere sette (7): in testa a pari merito con due voti il brano portato al successo da Mina, nella versione strumentale del jazzista Paolo Fresu (forse per evitare l'imbarazzo della prima strofa: "E se domani, e sottolineo se"); le rodate 'Mi fido di te' e 'La Storia siamo noi', seguite a un'incollatura da 'Si può fare'. Non è dato sapere quale inno accompagnò la trionfale campagna del Giovane Uolter dopo la sciagurata caduta del Governo Prodi II (in seguito al ritiro dell'appoggio dei Popolari-UDEUR di Clemente Mastella - cui era mancata la solidarietà politica e personale rispetto alla vicenda che lo vedeva indagato insieme alla moglie); le elezioni del 13 e 14 aprile 2008 vedranno il trionfo della coalizione di centro-destra con conseguente quarto governo Berlusconi. A Veltroni, dopo un'ennesima batosta alle Regionali sarde del 2009, succede Dario Franceschini che rimanendo in carica solo otto mesi non riesce a occuparsi del fondamentale problema dell'inno. Ma l'undici dicembre scorso, alla vigilia del voto di sfiducia che avrebbe dovuto mandare a casa il satrapo Silvio, il più operoso Bersani lancia una manifestazione che prevede una lettura di articoli della Carta costituzionale e tanta musica: due bande musicali, una dalla Basilicata, una dal Piemonte e un pullman-discoteca modello Gay Pride. Poi la multietnica Med Free Orkestra, Roy Paci, Nina Zilli, Simone Cristicchi. Infine posto d'onore al rapper Neffa che ha composto "Cambierà", la colonna sonora scelta dal segretario per chiudere le assemblee democratiche: "Anna non essere triste, presto il sole sorgerà ...non sarà così sempre perché tutto cambierà, sai che cambierà, tutto cambierà, vedrai che cambierà, vedrai che cambierà ". Non ce ne voglia il grande Tenco, ma l'omaggio non porta fortuna: il 14 dicembre sappiamo tutti com'è andata. Ad oggi, sul sito del PD, non si è ancora aperto un dibattito sul fallimento dell'inno prescelto: per i prossimi mesi proponiamo modestamente e sommessamente il vecchio, ma pur sempre valido Bobby Solo con la sua 'Non c'è più niente da fare': "Non c'è più niente da fare, e' stato bello sognare, la vita ci ha regalato, dei lunghi giorni felici, qualcosa che il tempo non cambierà mai". Grazie PD.

lunedì 13 dicembre 2010

DISCHI ACQUISTATI PIU' O MENO LEGALMENTE E ASCOLTATI PIU' O MENO SBADATAMENTE TRA IL 4 E IL 14-12

Sun Ra The Heliocentric Worlds of Sun Ra Box Set
Antonio Sanchez Live in New York at Jazz Standard
Peter Gabriel Birdy
R.Kelly Love Letter
Bill Kirchen Word To The Wise
Eumir Deodato The Crossing
Michael Jackson Michael
Geri Allen Flying towards the sound
The Jazz Passengers Reunited
Anika Anika
Orchestre National De Jazz Daniel Yvinec Shut up and dance
Marty Ehrlich Fables
Solomon Burke Like a fire
Syd Barrett The madcap laughs
John Zorn Interzone
John Zorn What Thou Wilt
M.I.A. - Maya

Michele, musica da intenditori


Avevo circa dodici anni, primi anni '70 dunque, e un giorno sì e uno no, a volte da solo, a volte con qualche amico, mi recavo con l'autobus in via Pre. Senza alcun timore - allora la strada era un susseguirsi di pescherie, macellerie, salumerie, intervallate da banchetti che vendevano sigarette di contrabbando, accendini e forse anche altro - mi dirigevo verso un paio di banchetti che mostravano la loro merce proprio sopra il vecchio mercatino, adagiati su una balconata che in tempi remoti affacciava sul mare il Palazzo Reale. Oltre ad una serie di grandissimi orologi dorati, faceva bella mostra di sé, un lunghissimo allineamento di musicassette. A quell'epoca non avevo ancora un giradischi e comunque i prezzi dei vinili non erano alla portata della mia magra tasca, provvista solo di una paghetta settimanale e di qualche regalo extra, da dividere peraltro con le squadre del Subbuteo (carissime anche loro) e i fumetti. Così non restava che ripiegare sulle cassette, per di più false. Allora pensavo che fossero false perché registrate da quelle vere e poi messe in vendita a prezzo calmierato; a volte era così, altre invece, erano gruppi misteriosi (adesso si chiamerebbero pomposamente cover-band), di cui si trovava il nome in piccolo da qualche parte, che rieseguivano impeccabilmente le versioni originali. Tanto per fare un esempio, per un paio di anni ho adorato l'assolo di George Harrison di "All my loving", salvo scoprire che a rifarlo nota per nota era un oscuro strumentista di un gruppo olandese di cui avevo comprato addirittura due cassette (che purtroppo non ho conservato). Ho ripensato a questo episodio quando ho letto del nuovo disco di Michael Jackson, intitolato banalmente, ma forse ironicamente "Michael", la cui veridicità è stata messa in discussione dai suoi stessi familiari: infatti i parenti, furiosi, affermano che quello che canta su alcuni dei brani in realtà non sarebbe Michael appunto, ma un bravo imitatore. Ascoltando il disco si resta un po' perplessi, ma visti i miei precedenti non sono certo la persona più indicata per decidere se la voce sia autentica o contraffatta; di certo i dieci brani avrebbero meritato una tranquilla sepoltura, ma si parla di un affare da oltre 140 milioni di euro e questo spiegherebbe qualche forzatura. Però qualche anno fa, in via Pre, avrebbero avuto la decenza di scrivere in piccolo qualcosa del tipo "canta Michele il figlio di Giacomo".

DISCHI ACQUISTATI PIU' O MENO LEGALMENTE E ASCOLTATI PIU' O MENO SBADATAMENTE TRA IL 26-11 E IL 3-12

Black Dub - Black Dub. Elis Regina - Elis. Maria Raducanu - Ziori. Mingus big band - Live at Jazz standard. Ronald isley - Mr I. SF Jazz collective - Live. Soft Machine - 4. Soft Machine - Same. Soft Machine - Volume 2. Tammi Terrell - Come and see me. Vanessa de Mata - Sim. Wison Pickett - Box con i primi cinque album Atlantic. Youn Sun Nah - Same girl. Zucchero - Chocabeck.

lunedì 6 dicembre 2010


Si continua a parlare di tagli alla cultura; prima della prima della Scala, il 7 dicembre, è prevista una nuova manifestazione contro il ministro Bondi: nonostante Pompei stia cadendo letteralmente a pezzi, nonostante il film "Goodbye Mama", quello girato dall'amica bulgara di Silvio Berlusconi - Michelle Bonev - per il quale il fido ministro si è inventato un premio-patacca al festival di Venezia (fiancheggiato da Vincenzo Mollica che in un servizio al TG1 ha definito l’opera “interessante”) sia costato all’Italia tra produzione e presenza in laguna un milione e quattrocentomila euro, nonostante l’assunzione del figlio della sua attuale compagna al Centro Sperimentale di Cinematografia senza alcun titolo (toh, il C.S.C. è finanziato dal Fondo Unico per lo Spettacolo, proprio quello che il nostro continua a tagliare imperterrito), l’ex Sindaco comunista di Fivizzano resta imperturbabile al suo posto, soprattutto, grazie alla sua migliore qualità, la mancanza di vergogna (una caratteristica ricercatissima per far parte dell’attuale Governo). Si continua a parlare di tagli alla cultura, ma sono pochissime le voci che si alzano in difesa della musica: venerdì 3 dicembre ha provato a farlo Maurizio Pollini dalle pagine di “Repubblica”, in particolare sottolineando come la televisione “abbia abbandonato quasi completamente l’interesse per ogni manifestazione musicale”. Attendiamo con ansia la partenza del palinsesto di Rai 5 (che intanto trasmetterà in diretta proprio il debutto scaligero con “Die Walküre” di Richard Wagner) per qualche auspicabile cambiamento; intanto non possiamo che concordare con l’insigne maestro, che ha appena eseguito a Roma il primo libro del “Clavicembalo ben temperato di Bach”, quando auspica un rinnovamento complessivo della nozione di stato sociale, in cui rientri anche una ridefinizione totale del concetto di finanziamento pubblico alla cultura. Sarebbe ora che anche attività musicali come il jazz e il rock rientrassero in questi finanziamenti, magari non con sovvenzioni a pioggia nelle mani dei soliti noti, ma con una politica mirata alla divulgazione e alla conoscenza, una programmazione (anche di scambio) con realtà straniere che potrebbe contribuire a far conoscere i nostri musicisti all’estero, proponendo al contempo artisti che da noi, per svariati motivi, difficilmente riescono a programmare vere e proprie tournée, ma soltanto saltuarie apparizioni. Fantascienza direte voi? Lo pensa anche Pollini se, riferendosi allo stato sociale in generale, gli sembra che “la sinistra non sia sorretta da un pensiero sufficiente a una realizzazione tanto complessa”. E come dargli torto!

lunedì 29 novembre 2010

Yes I know, my way


Un vecchio adagio recita: mai conoscere di persona i proprio idoli, musicali, letterari o anche calcistici; impossibile, per loro, restare all’altezza delle aspettative del fan, bizzarra figura capace di condurre un’esistenza normale all’apparenza (in alcuni casi anche no), per poi dedicare tutte le sue più recondite energie a seguire le trasferte della propria squadra o il tour del cantante che, come nessun altro, gli ha saputo spiegare la vita. Ma, come dicevamo nell’incipit, c’è un ma: guai ad avvicinarsi troppo. Purtroppo nell’era della comunicazione totale, anche a restare lontani, si rischia comunque di rimanere parecchio delusi. La scorsa settimana Gino Paoli ha sparato a zero su Mina incapace di cantare in maniera differente, secondo lui, l’elenco telefonico o “Il cielo in una stanza”. Al di là del fatto che probabilmente ha ragione, la dichiarazione è arrivata per difendere l’indifendibile, la versione della sua canzone duettata con Carla Bruni (che sta a Mina come un divano macchiato sta a Katherine Hepburn); immaginiamo lo sconcerto e la rabbia dei fan della tigre di Cremona (non risultano reazioni dei sostenitori né di Paoli, né di Carla Bruni, di cui peraltro non si riesce a trovar traccia). Appena superato lo shock, ecco Pino Daniele, che per lanciare il suo nuovo album sceglie di fare il controcorrente a tutti i costi (purtroppo per lui in buona compagnia, basta leggere i titoli di “Libero, “il Giornale”, “il Tempo” o i commenti televisivi di grandi intellettuali come Emilio fede o Bruno Vespa) dichiarando che “Saviano non dev' essere così pericoloso, altrimenti sarebbe già stato tolto di mezzo, come Falcone e Borsellino”. Immaginiamo lo sbigottimento del fan che sfogliando distrattamente il quotidiano o aprendo la sua home page mattutina, si ritrovi davanti ad una simile stronzata. Come se non bastasse, ha lì davanti a lui “Boogie boogie man” ancora incellofanato e non ha il coraggio aprirlo per riascoltare le sue amate canzoni - “Nun me scuccià”, “A me me piace o blues” - riproposte in una nuova e sconfortante versione accanto ad alcuni intollerabili duetti con Mario Biondi, Franco Battiato e proprio Mina, con cui riesce a distruggere anche “Napule è”. Se per caso l’avete comprato (o scaricato) tenetevi alla larga da quelle tracce: potrebbero essere molto pericolose, tanto da indurre la fragile psiche del seguace deluso a gesti irreparabili, come la distruzione dei primi cinque ellepi del nostro, fino ad oggi religiosamente conservati. Stia tranquillo invece Pino: riuscirà a racimolare qualche soldino anche con questo orrore e, soprattutto, dormirà sonni tranquilli: di certo lui oramai non rappresenta un pericolo e, come per Saviano, nessuno si scomoderà per toglierlo di mezzo. Certo, c’è sempre l’incognita del fan deluso che potrebbe aspettarlo fuori di casa... Je so' pazzo je so' pazzo, Si se 'ntosta 'a nervatura, Metto a tutti 'nfaccia o muro…

lunedì 22 novembre 2010

Cover e ricover


È pur vero che un paese che non conosce la sua storia, non sa costruire il suo futuro, ma ora in Italia stiamo davvero esagerando. Parliamo di musica ovviamente, perché la Storia patria siamo imbattibili nel dimenticarla, disconoscerla o ignorarla (anche per colpe non nostre, se ancora oggi il numero dei misteri di stato irrisolti o irrisolvibili è incommensurabile). In campo musicale invece non sembra esserci fine alla pubblicazione di antologie, greatest hits, raccolte di successi, best of o succedanei in forma di dischi dal vivo (peraltro ampiamente rimaneggiati in studio), spesso aumentati di un inedito, in genere uno scarto di qualche sessione precedente. Come se non bastasse, l’ultimo grido per l’asfittica vena creativa dei nostri ‘artisti’, è la cover di un brano di successo, meglio se degli anni ‘60/70, buono anche per dare un titolo ad un film, anche se si ascolta solo nei titoli di coda (qualche esempio: “Arrivederci amore ciao”, “La Prima Cosa Bella”, “Notte Prima degli Esami”). Ci troviamo di fronte ad una vera e propria realizzazione della teoria vichiana, di una storia caratterizzata da un andamento progressivo, ma non nel senso che tutto quello che viene dopo è migliore di quello che viene prima, ma solo nel senso che la storia procede, ma senza sapere bene dove andare (e quindi nel nostro caso si rivolge al passato, deturpandolo). Così al ‘corso’ (che so, “Il cielo è sempre più blu” di Rino Gaetano), un’umanità incapace di crescere e di rinnovarsi (i nostri musicisti e discografici) fa seguire un ricorso, inteso come regresso (Giusy Ferreri che svuota di ogni significato la stessa canzone, riducendola a jingle, a sottofondo anestetico da canticchiare alla prima occasione). Gli esempi sono innumerevoli, anche se a volte la storia non passa invano: alla versione superficialmente spensierata di “Azzurro” del molleggiato Celentano, Paolo Conte risponderà anni dopo, restituendo alla propria canzone il suo significato più autentico. E se ascoltate “How deep is your love” di Cristina Donà, vi riconcilierete anche con i Bee Gees! (Invece per la Storia con la esse maiuscola, come insegna la recente sentenza sulla strage di Piazza della Loggia, il tempo passa proprio invano…)

domenica 14 novembre 2010

Beethoven ha solo scritto musica!

E’ di questa settimana l’annuncio che un test nella città di Christchurc in Nuova Zelanda, ha definitivamente comprovato che se “gli altoparlanti diffondono le sinfonie di Mozart, i reati spariscono”. Così recita il titolo apparso su un noto quotidiano nazionale: pazienza se la notizia ricorre sui giornali più o meno ogni sei mesi (alternativamente con le mucche che fanno più latte con Giuseppe Verdi e i neonati che crescono meglio con Charlie Mingus), in concomitanza di pagine pericolosamente vuote nell’imminenza dell’ora di stampa. Poiché lo spazio da riempire era piuttosto ampio, la giornalista ha pensato bene di allungare, chiedendo il parere dell’esperto, il compositore italiano Marco Tutino, che orgogliosamente ricorda quando da direttore del Teatro Comunale di Bologna (in piena epoca Cofferati, tanto per contestualizzare) aveva diffuso musica classica dagli altoparlanti all'esterno con il risultato di allontanare dai portici tutti i gruppetti di vagabondi e punkabbestia che stazionavano lì intorno. Sempre merito di Mozart, “un tale miracolo di perfezione, di simmetrie ed equilibrio” che, evidentemente, nessun barbone è in grado di tollerare per più di dieci minuti. Purtroppo il pezzo s’interrompeva qui, senza fornire ulteriori spiegazioni. Non essendo in discussione il valore della musica del sommo Amadeus, dobbiamo dedurre che alcune categorie di cittadini (o forse sarebbe meglio definirle razze di abitanti del nostro pianeta?) sono talmente abbruttiti nell’anima da riuscire ad ascoltare solo bootleg dei Sex Pistols o interi album dei Sodom, sfuggendo, come fanno i vampiri con l’aglio, tutta la musica restante. Da qui a schedare, finalmente, le persone, oltre che per reddito e modo di vestire, anche per gusti musicali, il passo è veramente breve. Restano alcune categorie ibride per le quali l’analisi richiederà una maggior accuratezza: mia figlia di due anni, ad esempio, non tollera Gerswhin, mentre adora Otis Redding, Stevie Wonder e soprattutto Ludwig Van Beethoven; quest’ultimo, proprio come Alexander DeLarge, il protagonista di “Arancia meccanica”: ricoverarla subito o aspettare i primi sintomi?

lunedì 8 novembre 2010

Viva la Rai


Che la Rai sia ormai in fase di smobilitazione, in attesa solo di un provvedimento in stile Alitalia che la smantelli definitivamente, è cosa ormai nota da tempo (tanto che, come nota Antonio Dipollina nella sua nuova rubrica su Repubblica.it “Raiuno non ha uno straccio di programma da mandare il sabato in prima serata. Dicasi il sabato in prima serata. Tanto che stanno andando le repliche di Don Matteo”). E non ci vuole nemmeno un novello Talleyrand per capire a chi faccia comodo favorire questa deriva. Dal punto di vista musicale, l’abdicazione ai doveri di servizio pubblico è sostanzialmente già avvenuta: restano solo alcune isolate oasi in ambito radiofonico, su Radio 2 (giusto qualche concerto rock e qualche trasmissione estiva o notturna che sfugge alle attenzioni del direttore) e soprattutto Radio 3; televisivamente parlando, il panorama pencola tra seienni che cantano “I will survive” in prima serata, X-factor e un ininterrotto sottofondo stile ‘piano-bar Billionaire’. Poi c’è il fiore all’occhiello dell’azienda di viale Mazzini, il festival di Sanremo. Se ne parla quasi ininterrottamente tutto l’anno, da quando finisce, con le controversie sugli ascolti e il basso livello della musica proposta, d’estate, con le prime rivelazioni sulla conduzione, d’autunno con le prime indiscrezioni sulle partecipazioni e gli ospiti. Tutto sgocciolato con competente sapienza, tanto da far credere che l’evento esista davvero e non sia una pura proiezione mediatica che alimenta se stessa. Ovviamente si aggiunge anche qualche polemica creata ad hoc o anche involontaria: difficile capire a quale categoria appartenga l’ultima in ordine di tempo, l’ipotesi di far cantare nel corso delle serate l'inno partigiano “Bella Ciao” e quello fascista “Giovinezza”. I due titoli sono trapelati a margine della conferenza di presentazione del regolamento, con il conduttore Gianni Morandi e il direttore artistico Gianmarco Mazzi, che si sono bypartisanamente divisi i compiti. Come se non bastasse è poi arrivato l’intervento del direttore della prima rete Rai, Mauro Mazza, che si è detto d'accordo sulla scelta delle canzoni citate, aggiungendo - lasciateci immaginare su quale input - che a lui “viene in mente anche Va' pensiero perchè Sanremo deve ripercorrere la storia intera, senza censure e senza cesure”. Fortunatamente sono bastate ventiquattro ore per far rientrare l’iniziativa (sottintendo peraltro l’idea revisionista che le due canzoni abbiano lo stesso significato): segnaliamo l’invito di 'Libertà e Giustizia', l’associazione presieduta da Sandra Bonsanti con Gustavo Zagrebelsky, a spegnere Sanremo per tutta la durata del festival: “L'anno scorso i Savoia, quest'anno il Duce, è una coincidenza?".
No, è la Rai, di tutto, di più.


giovedì 4 novembre 2010

ll primo iPod che ho visto, ce l'aveva Nick Hornby.


Ci trovavamo nella hall di un albergo di Genova, era l'ottobre 2002 e non ricordo se quell'aggeggio fosse di prima (5 gb) o di seconda generazione (10 o 20 gb). L'aveva estratto dalla sua giacca, visibilmente orgoglioso, spiegandomi come funzionava e, soprattutto, facendo scorrere le sue playlist. Centinaia di canzoni dei gruppi più disparati (non ne ricordo uno, non ho scritto nemmeno un appunto, ero troppo agitato). Allora l'oggetto mi sembrò strabiliante (e in un certo senso lo è ancora), ma la cosa che più mi affascinò era l'idea di poter entrare nella vita musicale di una persona, nella sua collezione di dischi, tutta racchiusa in quei pochi centimetri, con un solo gesto. Il vecchio "dimmi cosa ascolti e ti dirò chi sei?", era lì, a disposizione di chiunque avesse voluto applicarsi ad uno studio di fondamentale significato antropologico: scrutare tra la musica racchiusa nei moderni 'musical box' (un po' come guardare dal treno nelle finestre dalle case per immaginare le vite delle persone), e scoprire se le scelte dipendano da sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali. Ed età ovviamente. Probabilmente avremmo solo conferme a ciò che già sappiamo: le donne ascoltano in maniera meno sistematica e ossessiva degli uomini, i giovanissimi preferiscono i singoli titoli ai cd interi, il jazz lo troveremmo solo oltre una certa età (per pudore non diciamo quale). Ma sicuramente anche qualche sorpresa: quell'adolescente con lo zaino da dodici chili forse sta ascoltando "Blackbird"; e la ragazzina che incrociamo in ascensore, per sentirsi meno a disagio nel suo corpo, lascia scorrere a tutto volume "Stairway to heaven". In realtà i saggi e i libri sull'argomento iPod, da subito, hanno preferito concentrarsi su consigli e suggerimenti per l'uso: pagine e pagine di playlist (le trenta migliori canzoni dei Nirvana, l'elenco dei dieci brani che parlano di Dallas, le venti hit dell'estate del '67) che, chissà poi perché, il lettore dovrebbe replicare pedissequamente nel suo lettore mp3, con il solito presupposto che sia incapace di intendere e di volere da solo. Ulteriore testimonianza di come questi siano tempi di egotismo estremo, in cui nessuno sembra essere interessato alla scoperta o alla conoscenza dell'altro, ma solo alla sterile affermazione pavoneggiata del sé. Se poi la tecnologia e i media contemporanei favoriscano questa tendenza, questo è un altro discorso..

lunedì 25 ottobre 2010

Music book


Se fate parte di quella porzione ristretta della popolazione italiana alla quale piace leggere e se vi piace farlo ascoltando musica, già saprete che ci sono libri che vi permettono di scegliere da soli, sbizzarrendovi in abbinamenti a volte arditi, ma funzionali (che so, Italo Calvino e la serie “ambient” di Brian Eno, Georges Simenon e Nick Drake); altri invece, portano con sé, quasi ineluttabilmente, il genere o addirittura i titoli da suonare durante la lettura (per Jean Claude Izzo come fare a meno di “Sketches of Spain” di Miles Davis, per Jonathan Coe un qualunque live dei Clash, per Nick Hornby non è il caso nemmeno di parlarne). Altri ancora, richiedono invece il silenzio e se proprio volete far girare qualcosa sul vostro lettore cd, potete sempre ricorrere ad un loop dei 4 minuti e trentatrè di “Silence” di John Cage, magari insieme ai diciotto secondi di “18 Sekúndur Fyrir Solaruppras” dei Sigur Ros, altrettanto silenti. Proprio partendo da quest’ultimo brano, al quale ruba il titolo, si snoda “Diciotto secondi all’alba” di Giorgio Scianna (Einaudi), la storia di un giovane avvocato, Edoardo Gregotti, con un avvenire segnato, ma apparentemente invidiabile: lo studio associato di papà, una bella fidanzata, amici che tutti vorrebbero avere. Con questo libro ci troviamo a metà strada: in parte la playlist è segnata dalle preferenze del protagonista, Sigur Ros ovviamente e Coldplay; poi dopo l’incontro con una violoncellista russa che vive a Milano e si guadagna da vivere suonando qualunque cosa, per Edoardo non resterà che riempirsi la vita con la colonna sonora del suo iPod - “quattro, cinque ore al giorno, sempre la sera, dalla cena a quando spegnevo la luce” - di cui proviamo a immaginare i titoli: forse gli Who di “Who’s next”, forse i Black Mountain dei primi due album o gli XX. Ma scorrendo le pagine di un romanzo che sceglie di raccontare, magistralmente, la nostra incapacità di vivere, è il silenzio a prendere il sopravvento. Almeno fino ai titoli di coda, quando si chiude il libro e se ne ripercorrono le vicende, immaginando cosa avremmo fatto o detto noi in quella situazione: in questo caso ci sentiamo di consigliare il piano solo di “Metarphosis one” di Philiph Glass. Buona lettura e buon ascolto.

lunedì 11 ottobre 2010

Un buon ufficio stampa


“Niente sarà più come prima”.
Certo, in questa settimana sono stati assegnati un paio di premi Nobel, Silvio Berlusconi è andato a pesca con Vladimir Putin, la nazionale italiana di calcio ha pareggiato 0 a 0 con l’Irlanda del nord. Ma la frase non si riferisce a nessuno di questi avvenimenti, bensì a una delle confessioni più sconvolgenti degli ultimi anni per l’intero paese: “Il 20 novembre 1995 ho iniziato a scrivere un diario. Ho deciso che lo pubblicherò il 20 ottobre 2010." Con una sobria intervista a “Repubblica” e un servizio di copertina a “Vanity fair”, Tiziano Ferro ha finalmente ammesso, non sappiamo se anche a stesso, di essere omosessuale. Mara Maionchi, prima scopritrice del talento di Ferro, ha dichiarato di non essere stata al corrente dei gusti sessuali del suo protegé, ma soprattutto di essere certa che il gesto aiuterà tanti ragazzi. Dello stesso parere Paolo Patanè, presidente nazionale di Arcigay, che ha commentato il coming out come “una ventata di novità nell'ipocrisia che porta moltissimi omosessuali a nascondersi e a praticare la doppia vita”. Addirittura, anche Cesare Prandelli nella conferenza stampa alla vigilia del match di cui sopra, ad una domanda sul’argomento ha risposto: “aspettiamo un po', ci saranno delle notizie... qualche calciatore farà outing". Davvero niente sarà più come prima e non possiamo che rendere onore al cantante di Latina: certo, ci sarebbe piaciuto che il palesamento non fosse proprio concomitante alla pubblicazione del libro autobiografico dall’appassionante titolo “Trent’anni e una chiacchierata con papà”; e che dire dell’imminente uscita in edicola di una raccolta dei 4 cd in studio del cantante realizzati tra il 2001 e il 2008, con l'aggiunta del DVD “Alla mia età - Live in Rome”, corredati da un volume e da un cofanetto? Niente sarà più come prima ma in fondo, in fondo, sembra essere sempre la solita storia.

domenica 3 ottobre 2010

Rapper's delight


Il nuovo disco di Fabri Fibra, “Controcultura” è al quinto posto degli album più scaricati da iTunes, giusto una posizione dietro l’ennesima raccolta rimasterizzata di vecchie canzoni di Guccini. Un bizzarro passaggio di consegne tra il repertorio impegnato dei ‘cantautori’ - così si identificava negli anni ’70 la musica di De André, Dalla, Venditti (anche lui, che ci crediate o no) e De Gregori - e la musica ‘ribelle’ di oggi. Nel momento in cui la canzone italiana ha deciso di limitarsi a parlare di amore (materno, paterno, filiale, etero ed omo), abdicando ad una parte di realtà sempre più complessa e sfuggente, la protesta in musica è diventata appannaggio del rap e dal reggae. Ci ha scritto un bell’articolo Carlo Moretti su “Repubblica” la settimana scorsa, citando, oltre a Fabrizio Tarducci da Senigallia, anche i nomi di Skardy, già voce dei Pitura Freska, degli ‘anziani’ Sud Sound System, di Mama Marjas. Certo è che la musica non ha più - almeno in questo momento storico - la forza dirompente che ebbe negli anni ’60, quando Crosby, Stills, Nash & Young cantavano “We can change the world”; e nemmeno è più possibile credere alla “musica ribelle che ti vibra nelle ossa, che ti entra nella pelle”. Però fa bene Fabri Fibra a provarci, anche rinnegando i padri ("Io coi vostri testi ortodossi, mi ci pulisco il culo come Bossi, ma quale cantautore? Vaffanculo al rallentatore"), anche se forse prendersi un po’ meno sul serio (“io col Rap faccio il Popper”; immagino Karl, che nel caso si sta rivoltando nella tomba) gli farebbe certamente bene. Di sicuro, nella prossima tournée, non correrà il rischio che nel 1977 spinse De Gregori a ritirarsi dalle scene per un lungo periodo, dopo essere stato duramente contestato al Palalido di Milano da un gruppo extraparlamentare della sinistra, con l’accusa di di servirsi delle sue canzoni di temi politici per arricchirsi. Altri tempi. Oggi il rap lo usa addirittura Famiglia Cristiana che, per lanciare l'edizione tascabile del Libro dei Libri al prezzo di 7,90, euro, propone nelle radio e via internet “Paroladidio”, un rap composto ed eseguito da anonimi professionisti in ossequio agli altrettanto anonimi autori delle Sacre Scritture. L’incipit è dal Libro dell'Esodo "Io sono colui che sono, questo è il mio nome per sempre, e questo è il mio ricordo". Anche qui ci si prende molto sul serio, ma meglio non rimproverarglielo…

lunedì 27 settembre 2010

Autunno caldo e non solo per i lavoratori del Carlo Felice di Genova, che entro il 27settembre dovranno far pervenire una risposta formale in merito alla proposta di cassa integrazione, l'unica alternativa al fallimento. Dopo aver deciso (?) del loro futuro, la sera stessa potranno consolarsi con un evento degno, il recupero della data precedentemente annullata di "Attenti a Quei 2", impedibile esibizione di Luca Barbarossa e Neri Marcorè. Dal giorno dopo, formalmente liberi di scorazzare per l'Italia e di impiegare il loro tempo libero in un proficuo periodo di aggiornamento, potranno scegliere tra un bel carnet di proposte: lascerei perdere De Andrè, anche nella rilettura di Danilo Rea ("A Tribute to", martedì 28 all'Auditorium Parco della Musica di Roma), così come "Sei Zero", il progetto live in cui Renato Fiacchini ripercorre la carriera artistica del suo alter Zero (a Roma dal 29 settembre al 9 ottobre). In particolare mi sento di sconsigliare la prima data, alla quale, pare, dovrebbe partecipare Loredana Bertè, che in occasione del suo recente compleanno, ha dichiarato avere sempre le più belle gambe della musica (non sappiamo se italiana o internazionale). Meglio orientarsi semmai verso l'arpa di Joanna Newsom, fresca di un triplo album, "Have One On Me", di cui si è ampiamente discusso su questo sito (lunedì 27 al Teatro Dal Verme di Milano, martedì 28 all'Auditorium Parco della Musica di Roma). Per i nostalgici rockettari anni '70 abbiamo solo i canadesi Black Mountain (29 settembre alla Salumeria della Musica di Milano) con il loro nuovo disco "Wilderness Heart". Per questa settimana poc'altro. Meglio guardare avanti e appuntarsi la data del 21 ottobre, sempre a Milano al teatro Dal Verme, Steve Wynn con il nuovo album in uscita (insieme a lui il violinista degli Afterhours, Rodrigo D'Erasmo); e ancora più in là, cancellare ogni impegno per lunedì 8 novembre alle ore 21 al teatro Manzoni di Milano, per la "Masada Marathon - The Book Of Angels" con John Zorn e una pletora di ospiti (da Medeski, Martin & Wood a Marc Ribot, Jamie Saft, Dave Douglas, Erik Friedlander ...). Consigliatissimo anche ai vertici del Carlo Felice, tanto per farsi un'idea della musica che gira intorno...

lunedì 20 settembre 2010

Fattore sconosciuto


È ricominciata la grande musica in tv, che per nostra mamma RAI significa principalmente “X factor”. No, non vogliamo parlare di Elio, né scoprire perché sia finito al fianco di Anna Tatangelo, Enrico Ruggeri e Mara Maionchi. Problemi (e soldi) suoi. Sembra molto più interessante provare a capire perché il clamore mediatico che accompagna la trasmissione di punta di Rai 2 sia inversamente proporzionale agli ascolti. Dopo una prima puntata in cui si era trovato contro niente meno che la partita tra l’Italia e le Far Oer e una replica del Festival del circo di Montecarlo, solo per rimanere alle due consorelle di viale Mazzini, raggiungendo 3.284.000 spettatori con un rispettabile share del 17,02%, già dalla seconda, il programma è tornato agli asfittici ascolti della precedente edizione. Per intenderci mercoledì scorso Facchinetti & c. hanno totalizzato 2.479.000 astanti con l’11,09% di share: per intenderci meglio, “Un posto al sole”, la soap delle 20.30 in onda alle 20.30 su Rai 3, al suo quindicesimo anno di vita, ha totalizzato 2.385.000 (8,90%); e Ballarò, in onda in contemporanea, arriva a 3.474.000 contatti con il 13,72%. Eppure sui giornali la polemica sull’eliminazione di Sofia Buconi regna sovrana e non passa giorno che qualche pretestuosa diatriba cerchi di rinvigorire gli scarni esiti d’ascolto. Se esistesse poi una speciale classifica che dividesse il numero degli spettatori per il costo della trasmissione, non esistiamo a credere che l’esito per X Factor sarebbe catastrofico. Probabilmente ogni puntata dispone di un budget con il quale si potrebbe provare a proporre un concerto (di medio livello, tipo Eels o Antony tanto per fare due nomi) in prima serata. Ma così i soldi del servizio pubblico non finirebbero nelle tasche dei soliti noti. E poi vuoi mettere il brivido del televoto truccato…

lunedì 6 settembre 2010

Le notti bianche


La programmazione culturale e in particolar modo musicale del Comune di Genova sfiora addirittura il ridicolo. Come ogni anno, anche nel 2010 Palazzo Tursi ha ridotto i contributi a festival e associazioni che da decenni provano a fare qualcosa di sensato sul territorio. Con i soldi risparmiati, oltre a pagare laute e inspiegabili consulenze, anche per quest’anno ha organizzato una prestigiosa edizione della Notte Bianca confermandosi, insieme a Castel del Piano, l’unica città dell’Europa occidentale ad aver mantenuto in vita una simile manifestazione. Per la gioia dei commercianti, che per una notte potranno vendere fiumi di birra al di fuori della normale regolamentazione, i cittadini potranno assistere al Porto Antico, in occasione del 40° Anniversario della Comunità San Benedetto, ad una serata a dir poco variegata, condotta da Vladimir Luxuria, cui parteciperanno Roy Paci e Aretuska, Nicolò Fabi, Tonino Carotone, Teresa De Sio. Per chi soffre di nostalgia in Piazza De Ferrari si torna agli anni ’60, non quelli della protesta in piazza al governo Tambroni, ma nientemeno che al Beat del Piper e di Bandiera Gialla, con una serata introdotta 
dal simpatico Mario Luzzatto Fegiz
 con un concerto dello scongelato Gianni Pettenati, seguito da Patty Pravo
 e da Shel Shapiro. Infine, ciliegina finale, in piazza della Vittoria l’evento clou, il concerto di Lucio Dalla e Francesco De Gregori (che, sia detto per inciso e senza entrare nel merito artistico, sono alla centesima data di questo tour per nostalgici: solo in questo mese a Udine, Brescia, Bologna, Milano, Rieti e Padova). Con un simile programma (manca solo il tiro alla fune; ma non si è trovato proprio niente di meglio: che so, un gruppo rock degli ultimi vent’anni?) il successo non potrà che essere assicurato. A cose fatte si snoccioleranno le solite cifre esorbitanti, limitandosi al dato delle presenze (ovviamente presunte), sorvolando sull’ipotetica gratuità degli eventi (il pagamento per la comunità è solo differito) e sui cachet (appena un manager sente nominare la Notte tende a sfregarsi le mani ripetutamente). Ma a chi giova infine, questo obsoleto sistema di concepire l’intervento pubblico, con la musica degradata a una rafferma brioche da dare al popolo in risposta alla sua richiesta di semplice pane?

Un Amore Supremo

In occasione dell'uscita in edicola di A Love Supreme, primo titolo della collezione I Capolavori del Jazz in Vinile, sono andato a ria...